POMERIGGIO D’AUTUNNO A LACEDONIA

Tre giorni a Capri per un premio letterario. Dopo la galleria di Vallata sulla Napoli-Bari cambia la luce, sono a casa. E sento un senso di ampiezza, sento che il mio paese è tutto circondato dal grano, un’isola in mezzo al grano. A Capri ci sono essenzialmente tre colori: il verde, il bianco e il blu. In Irpinia d’oriente l’autunno è marrone, con sfumature di grigio.

Che meraviglia che ci sia un paese vicino dove puoi andare alle quattro del pomeriggio. Un paese dove non ti aspetta nessuno. Parcheggi e ti metti in cammino. Guardi le facciate delle case, vedi le automobili parcheggiate, le persone che camminano. Ogni paese ha una sua forma e ti dà un passo, un respiro che non hai in nessun altro posto. È bellissimo andare nei paesi vicini e poi tornare a casa. Non capisco perché è un gesto che non fa quasi nessuno. È meglio che andare al cinema, è anche meglio che leggere un libro. Un paese vicino ci vuole, lo puoi raggiungere quando vuoi, vai a vedere come gli è cambiata la faccia, i pensieri che ha perso, quelli che gli sono venuti.

Il tempo di mangiare e decido che devo andare a Lacedonia. Quindici minuti di curve e arrivo. Parcheggio dietro allo storico edificio dell’Istituto Magistrale.

In piazza mi saluta l’ex sindaco, m’invita a prendere un caffè. Non ho voglia di parlare con nessuno, voglio solo guardare le cose, sono venuto a trovare i camini, i cartelli con la scritta vendesi, i tubi del gas che girano intorno alle porte, i tubi delle stufe, i vasi di plastica, la merda dei cani, le finestre marcite, le finestre di alluminio, un anello di ferro dove una volta si attaccavano gli asini.

Guardo una donna che entra in casa, un ragazzo che sale sul suo fuoristrada: i movimenti di un pomeriggio d’autunno. A Capri si sentiva la ragnatela dei negozianti protesi ad acciuffare le mosche turistiche. Qui c’è come una resa che oggi non mi appare né gloriosa né desolata. Ogni tanto torno in piazza, scatto qualche fotografia, mi sono scordato il taccuino, ma mi piace fotografare, è come se il paese fosse tutto a mia disposizione, non conteso da nessun altro. A Capri ci vanno soprattutto i ricchi. Anche io qui mi sento ricco. Il paese è tutto mio, le porte chiuse e quelle aperte. È mia la bottiglia sul tavolo, il calendario, la caffetteria, è mio il lampione, la casa sulla curva, la scalinata piena di erbacce, il tipo che cammina per strada vestito come un clown di Fellini.

Sono leggermente stanco, leggermente triste, mi pare di avere lo stesso umore del paese, una serena mestizia che qui non avevo mai sentito. Mi piace camminare nel centro antico di Lacedonia, gli accostamenti cromatici delle case sembrano seguire un bellissimo non piano del colore. Invece a terra si vede che è tutto deciso dalla pubblica amministrazione. In molti paesi pare che i comuni non possano far altro che rifare le pavimentazioni.

Ho ancora voglia di guardare. Avevo pensato di andare via e invece riprendo a fotografare. M’interessa tutto, ogni insegna, ogni porta, ogni persona che appare. Ogni cosa mi raggiunge senza riempirmi la testa di pensieri. Ho passato due ore della mia vita a guardare i segni sulle facciate delle case, i ferri allungati sui balconi per stendere i panni, una rosa, un tipo stupito dal mio cantare, ormai non canta più nessuno in giro per i paesi.

Oggi resto con gli occhi sulle cose, ora mi occupo di una scritta sul marmo di un portale, cerco segnali minimi. Mi accorgo che non ho gettato lo sguardo sui manifesti funebri, è una novità, mi piace cercare cose più piccole della morte e anche della vita, cose deposte sul fondo di se stesse, una bombola di gas davanti a una porta, due Panda parcheggiate davanti a una casa dipinta di giallo solo a metà, un vecchio col bastone, una suora, un ragazzo con giubbino canadese che passa davanti al vecchio col bastone senza salutarlo, un santino della Madonna delle Grazie, un signore con la camicia celeste e il berretto rosso, l’arcobaleno nel cielo, una ragazza con telefonino e ombrello rosso. Basta così. Lacedonia oggi non è il pretesto per fare teorie sui paesi e sul mondo.

da repubblica del 15-10-2015

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