tre vecchie poesie paesologiche

d’inverno mi piace

stare fermo sotto il sole.

un paese 

dove tutte le porte sono chiuse

è come se diventasse nostro.

ho un leggero affanno nel parlare.

la barchetta di carta del fiato

ormai è partita: comincio a parlare della mia vita.

fabio ascolta senza dire nulla

e io sento che quel che dico

conta poco, quel che dico era già

nel mio guardare le porte chiuse

era già tutto lì il mio essere

lontano dai grovigli della psiche

lontano dalle parole con cui ci allontaniamo

dai noi stessi e dagli altri.

noi siamo una povera immensità

ferita in questo mondo 

troppo pieno di merci e di parole.

ho lasciato fabio per entrare a scuola.

adesso mi volano le mani 

se penso a tutto quello che possiedo:

la coda di andretta, montaguto, senerchia

alessandria del carretto.

*

Le vecchie al paese

nuovo camminano leggermente più erette.

le strade sono più larghe e per andare

da un posto all’altro si possono scegliere

molte strade. al paese vecchio

non era così. il vicolo era a ciottoli

e in mezzo c’era la lista di pietre lisce.

insomma già era indicata

la traiettoria migliore.

*

Sospeso sulle argille

d’una vecchia collana

il paese perde le sue perle

frana.

sull’anima tombale del paese.

di notte urlano i cani

le faine passano sui cavi

sui tetti delle case.

 

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