dieci poesie verso l’alba

 

  1. come siamo piccoli qui dentro
    con queste faccine
    con questi pensierini
    e come si rimane infiammati dopo un giorno
    intero passato qua dentro
    qui dove non batte mai il sole
    dove non passano cani
    dove non ci sono cicorie
    ma solo complimenti e offese
    solo cose umane
    solo cose che accadono tra di noi
    cioè niente.

 

  1. mettere il filo a piombo
    con me non conviene
    non conviene farlo con nessuno
    sono un portale fatto di ciottoli
    non sono una porta ma un fiume
    e voi siete altre cose che meritano rispetto
    una ha i capelli rossi
    uno ha la madre malata
    uno ha un tumore appena nato
    un altro viene tradito
    uno tradisce senza motivo
    uno e tutti
    meritevoli di gentilezza
    e non di filo a piombo
    per crescere squadrati
    inquadrati verso il lavoro
    e la morte.

 

  1. ci vuole un giorno interamente sbagliato
    per scrivere un bel verso
    ci vuole una vita interamente sbagliata
    per scrivere una bella poesia
    la vita giusta è buona e bella
    ma non serve per la poesia
    non serve neppure la vita onesta
    per la poesia serve
    che il corpo sia vecchissimo
    o adolescente
    non serve un corpo adulto
    operoso efficiente
    la poesia non sa che farsene
    del mondo che produce
    del mondo sempre presente
    la poesia vuole il giorno sbagliato
    l’attimo scagliato contro il tempo
    non quello che fa il soldato
    per stare dentro il tempo.

 

  1. ci sono grandi stanze
    nelle case di paese
    arredate con mobili scadenti
    stanze in cui il freddo
    è facile più del caldo
    perché i paesi sono fatti
    per prendere freddo
    i paesi sono inattuali
    stanno in posti fatti per nascondersi
    e invece adesso il mondo è fatto
    per vedersi per commerciare
    ogni cosa anche il proprio cazzo
    dunque non c’è posto in questo mondo
    per i paesi
    e nemmeno per le colline
    per salvare una collina
    bisogna farla parco
    e per salvare una farfalla
    ci vogliono magie
    che non sappiamo più fare
    oggi in italia ci sono più avvocati
    che farfalle.

 

  1. per essere veramente civili
    bisogna aprire il telegiornale con la foto
    di chi è morto sul lavoro
    fotografare la cava di marmo
    il capannone
    il ponteggio
    accade ogni giorno
    accade anche in questi giorni
    in cui parliamo tanto di guerra
    e non diciamo niente di chi muore
    dentro il lavoro
    di chi si ammala nel lavoro
    io sono sicuro che morirebbe molta gente in meno
    se i padroni sapessero che ogni sera
    il telegiornale trasmette la foto del morto
    e del luogo in cui è morto
    le morti bianche prima di tutto
    anche prima di una strage da cento morti
    questo non sarebbe giornalismo
    ma prevenzione
    invece la strage terroristica andrebbe detta
    in fondo
    andrebbe detta con calma
    sarebbe un’offesa ai terroristi
    e un giusto omaggio ad ogni salma.

 

  1. la mendicante a tempo indeterminato
    davanti al bar
    più ricco di napoli
    lei con le gambe gonfie
    e noi che passiamo svelti
    e quelli che prendono l’aperitivo
    e discutono di amore e di affari
    argomenti ormai nemmeno tanto lontani
    l’amore non è più un delirio
    una malattia
    ormai bisogna considerare che esistono
    gli arrampicatori sentimentali
    gli amanti con cui non ti puoi distrarre
    un attimo
    il tuo corpo come tiro a segno
    niente ansia
    nessun tremore e indugio
    ma subito un contendersi
    i propri corpi
    un senso di recinto
    un sindacato del cuore
    l’amore sindacalizzato
    è vergognoso.

 

  1. grazia coppola
    voglio cominciare con lei questa poesia
    dove non so che dire
    mi è venuto in mente di cominciare la poesia
    con un nome
    io che faccio fatica a ricordarmi i nomi
    voglio che vada a lavoro sapendo
    che c’è una poesia che comincia col suo nome
    non importa cosa dice la poesia
    la poesia non dice
    e se dice diventa un’altra cosa
    la poesia racchiude il dire e il non dire
    il fare e il non fare
    insomma è una cosa precisamente vaga
    vagamente precisa
    la poesia in questione la decido io
    e potrebbe anche finire
    col nome di grazia coppola.

 

8.

8.

prendetevi qualche obbligo

con la libertà
con l’immaginazione
con l’impensato
sappiate che se c’è dio
è obbligatorio essere immensi
e se non c’è
bisogna farsi immensi
bisogna dare al mondo
una qualche immensità
senza la nostra immensità
il mondo si ammalerebbe gravemente
anzi si è già ammalato
per il fatto che noi non siamo immensi
e percettivi
ma piccoli e opinionisti
noi non lo sogniamo il mondo
lo analizziamo
brutte schifose teste
piene di conti
ragionieri a oltranza
ragionatori
che invece di cercare incanti
cercano i miei torti
o i vostri.

 

  1. rosi bossetti
    luciano malanga
    daniela ippolito
    gigio borriello
    manfredi arminio
    faccio una poesia con questi cinque nomi
    faccio una mano
    e se ci metto altri nomi posso fare un corpo
    posso nominare luigi arminio
    come mio ginocchio
    al posto delle ciglia ci metto carolina vitale
    per ogni costola un amico
    nel fegato i nemici
    provateci anche voi a gremire di nomi
    il vostro corpo
    così quando muovete una mano
    esce un vito o un’anna
    e quando sollevate le spalle
    si vedono michele e gianni
    si vede che ogni corpo è la casa degli altri.

 

  1. sono pazzo d’amore
    per i miei figli
    ma non li amo come un padre
    li amo come amo i morti
    la nebbia il sole
    le cose naturali
    il mio amore per loro è disumano
    non ha il calendario del rispetto
    e delle pretese
    non è l’amore
    troppo puntuale di me stesso
    l’amore per i miei figli
    non morirà con la mia morte
    nessun vero amore è mai morto
    niente va mai via
    è tutto qui per sempre e da sempre
    ogni unghia è affollatissima
    una foglia è più grande di una stella
    ci sono tanti pensieri in un capogiro
    tanti sogni in un bacio
    uno sbadiglio è una foresta di peccati
    ogni morte appena inizia
    diventa sconfinata.

p.s.

lo spazio nell’ottava poesia non ci vuole, ma non riesco a toglierlo

 

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