CEDI LA STRADA AGLI ALBERI (frammenti di un discorso ecologico dalla casa della paesologia)

 

 

Non ti affannare a seminare noie e malanni nelle tue giornate e in quelle degli altri, non chiedere altro che una gioia solenne. Non aspettarti niente da nessuno e se vuoi aspettarti qualcosa,  aspettati l’immenso, l’inaudito.

 Trovati uno scalino, riposati con la faccia al sole. Se c’è qualcuno che parla ascoltalo. Per tornare a casa aspetta che sia sera. Usa il buio come un fiocco per chiudere la giornata e fanne dono a chi ti vuole bene.

 Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro. Vai a fargli visita prima di partire e quando torni. Stai all’aria aperta almeno due ore al giorno.  Ascolta gli anziani, lascia che parlino della loro vita. Fatti delle piccole preghiere personali e usale. Esprimi almeno una volta al giorno ammirazione per qualcuno. Dai attenzione a chi cade. Leggi poesie ad alta voce. Fai cantare chi ama cantare. Prova a sentire il mondo con gli occhi di una mosca, con le zampe di un cane.

 Il bene quando c’è dura assai poco, in genere svanisce il giorno dopo. Girati verso il muro, verso il sole che illumina una faccia qualsiasi. Festeggia appena puoi il minuto più inutile della tua vita.

 Spesso gli uomini si ammalano per essere aiutati. Allora bisogna aiutarli prima che si ammalino. Salutare un vecchio non è gentilezza, è un progetto di sviluppo locale.
Camminare all’aperto non è seguire il consiglio del medico,è vedere le cose che stanno fuori, ogni cosa ha bisogno di essere vista, anche una vecchia conca piena di terra,
una piccola catasta di legna davanti alla porta, un cane zoppo. Quando guardiamo con clemenza facciamo piccole feste silenziose, come se fosse il compleanno di un balcone, l’onomastico di una rosa.

 Mai vista una primavera così bella, la luce sembra impazzita, è un diamante la testa del serpente, il silenzio concima le ginestre, sono quieti i paesi da lontano. Non insistere a dolerti, ogni albero è tranquillo e felice di vederti.

 Camminare, guardare gli alberi, non dire e non fare nient’altro che un giro nei dintorni, uscire perché fra poco esce il sole, perché una giornata qualsiasi è il tuo spendore. Pensa, hanno già spezzato una zampa a un cane, una foglia è caduta. Fatti girare la testa velocemente e poi fermala, apri gli occhi a caso: davanti a te c’è una scena del mondo una qualunque, vedi quanto è preziosa, vedila bene, con calma, tieni la testa ferma, rallenta il giro del sangue. Che meraviglia che sia mattina, che abbia smesso di piovere.

 C’è solo il respiro, forse ce n’è uno solo per tutti e per tutto. Spartirsi serenamente questo respiro è l’arte della vita. La faccenda è teologica. Abbiamo bisogno di politica e di economia, ma ci vuole una politica e un’economia del sacro. Ci vuole la poesia.

 Molte albe, molte gentilezze, festeggiare molto spesso la luce, poco avere, scarsi indugi, minare il rancore, farlo saltare, meglio il silenzio, la carezza, il fiore.

Per stare bene non ci vogliono i medici, ci vuole una passione senza fine. Abbiamo bisogno di cose profonde e invece zampettiamo in superficie. Chi è chiuso nella grandi malattie lo sa bene quanta vita sprechiamo noi che stiamo bene.

 Sento che siamo arrivati ai giorni semplici. Ora si può credere a quello che ci accade,
credere all’aria che ci accoglie quando usciamo  e al saluto di chi incontriamo, alla notte che viene, alla luce che rimane, credere che non c’è malattia  fino a quando parliamo con la nostra voce, fino a quando lottiamo con gioia.
Attraversiamo con fiducia ogni scena del vivere e del morire, facciamo di ogni fatica una fortuna, andiamo dentro le ore senza saltarne una.

 Punta sulla nuvola e su altre cose mute, non tue, non vicine, non addestrate a compiacerti, punta sulla morte, anche sulla morte, sulla sua decenza, sul fatto che non ritratta niente, punta sulla luce, cercala sempre, infine punta sulla tua follia, se ce l’hai, se non te l’hanno rubata da piccolo.

 La notte scorsa nel mondo sono morte tante persone. Noi no. È bene ricordarsi ogni tanto il miracolo di stare nella luce del giorno, davanti a un albero, a un volto.

 Non so quando è accaduto il massacro di ciò che è lieve, lento, sacro, inerme.
Adesso per tornare a casa, per tornare assieme nella casa del mondo,non serve la rabbia, non serve lo sgomento, basta sentire che ogni attimo è un testamento.

Concedetevi una vacanza intorno a un filo d’erba, dove non c’è il troppo di ogni cosa, 
dove il poco ancora ti festeggia con il pane e la luce, con la muta lussuria di una rosa.

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato. Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.

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3 thoughts on “CEDI LA STRADA AGLI ALBERI (frammenti di un discorso ecologico dalla casa della paesologia)

  1. Pingback: CEDI LA STRADA AGLI ALBERI | Gaspacciofabriano

  2. gent.le Franco,
    sono veramente felice di aver letto le sue parole e i suoi straordinari concetti di “paesologia”…

    una gioia infinita in espansione ad ogni riga..

    mi consenta di dirle che vivo proprio come lei indica da circa 15 anni!

    vita difficile per tanta sensibilità immersa nel liquido quotidiano rigido rigore della norma.
    Vedermi minuziosamente descritta mi ha emozionata !!

    Sono un artista nel campo delle arti visive; opero da una ventina d’anni o poco più e la mia ricerca di questi ultimi anni abbraccia totalmente il suo pensiero e stile di vita…

    Praticare è tutto, dare esempi concreti di nuove possibilità ,di creare la vita oltre le solite strade, slegarsi da vecchi schemi di coscienza 3D …ect…
    E’,un lavoro infinito e quando incontro un fratello di intenti beh, che dire:
    si ringrazia subito!!!

    Osare e vivere con coraggio controcorrente col rispetto di tutte le forme di vita: è la VIa..
    La via x aprire la coscienza di questo paese, Italia, a nuove strade possibili di consapevolezza per me è parallela a una via di ricercai interiore e spirituale pura…

    Così ho scoperto che certe intuizioni o certi pensieri puri di Fratellanza, sono oggi più che mai odi origine collettiva, poichè questo è il tempo del nuovo mondo che nasce…
    e il nuovo mondo siamo tutti noi che operiamo scelte precise dettate dal nostro mondo interiore

    diciamo che siamo stati rinchiusi in una grotta lontani dal sole per troppo tempo…
    E’la caverna di Platone svelata che non è affatto utopia ma svelamento in codice di possibiili modi di vita ricercando armonia e bellezza…

    Passa dal silenzio e dalla solitudine ma è costellata di attimi extra ordinari di convivialità anche tra le genti, in cui se si tiene bene equilibrio si comprende pienamente la gioia della vita e l’interconnessione profonda di ogni essere vitale…
    e sopratutto l’ opportunità di trasmissione di queste “piccole gioie::.”

    Noi tutti siamo nati per assaporare pienamente questi luoghi che spesso sono prima interiori e poi magicamente si concretizzano…

    lei li ha toccati e allora grazie a nome di tutti ,che lei sia qui in Italia, col suo passo fiorito donerà a molti una piccola intensa onda di risveglio e la vita le sorriderà…

    grazie del suo bell’esempio…
    leggerò le sue scritture con vivo interesse…

    un sorriso
    S.

  3. Pingback: I giorni di Altamura – Ad Aliano | I giardini pensili hanno fatto il loro tempo..

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