frammento

Un mese in una stanza d’ospedale isolato da tutti, i parenti che ti salutano da dietro il vetro, ecco di cosa abbiamo bisogno per capire la primavera, la bellezza di camminare e guardare quello che c’è in giro. Il mondo ci sta aspettando, ci sta aspettando un vicolo, una porta chiusa, ci sta aspettando una strada di campagna, un cane, un cardo. Che vergogna essere al mondo solo per rappresentare la propria vita. Siamo diventati come quelli che una volta vendevano i liquori: se ne compri sei casse in regalo dodici bicchieri. Io chiedo scusa non so a chi per come sono diventato e fatelo anche voi, chiedere scusa, dire grazie, grazie e scusa, scusa e grazie, dobbiamo andare in giro in ginocchio con queste due parole in bocca. Questo dobbiamo fare il resto è arroganza e miseria da buffoni senza cuore.

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