IL MONDO È SENZA SPAZIO

In Italia ci sono luoghi famosi in cui va tanta gente. A volte però questi luoghi hanno poco spazio. E non è bello starci dentro, è come se la bellezza diventasse un soffocamento. È una sensazione che ho avuto recentemente a Stromboli e a Procida. E in questi casi me la prendo col turismo. Ora mi sono fatto l’idea che il turismo è la peste del ventunesimo secolo. Forse semplicemente la peste è ognuno di noi, per come siamo diventati, siamo tutti degli appestati, onesti o disonesti, colti o ignoranti. La questione non è il mondo, ma siamo noi. Siamo colpevoli per i posti dove andiamo e per quelli dove non andiamo. La vera emergenza di questo tempo è l’antipatia degli uomini verso gli altri uomini. Il razzismo è la declinazione più pericolosa di questa antipatia. In verità è come se non sapessimo più farci compagnia. Una stretta di mano, mangiare un gelato assieme, passeggiare: è come se quello che facciamo non bastasse mai, come se avessimo sempre bisogno di fare altro. La peste siamo noi quando facciamo i turisti e quando stiamo a casa. Abbiamo riempito il mondo di miliardi di io e l’io ingrombra più del corpo, è come uno scatolone vuoto, pieno di parole vuote. E il mondo è senza spazio.

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