programma la luna e i calanchi

LA LUNA E I CALANCHI, PROGRAMMA PROVVISORIO

chiedo a chi compare nel programma di farci sapere se ci sono modifiche da fare.

chi vuole dare consigli, sono bene accetti

chi vuole proporsi per azioni che non abbiano costi particolari

può ancora farlo

insomma, alla fine la costruzione definitiva del programma la facciamo assieme.

scrivete a livarmonio@gmail.com

Le cose qui scritte accadranno assieme ad altre che saranno frutto degli incontri, degli estri, dei destini che si sveleranno nei giorni della festa della paesologia.

Siamo ad Aliano, Italia Interna, Mediterraneo interiore

Grazie all’Amministrazione Comunale di Aliano e alla Regione Basilicata

e a tutti quelli che con la loro presenza e i loro racconti hanno creato la piccola leggenda de LA LUNA E I CALANCHI

*

22 agosto

18.00: danze d’avvio, Licosa Tarantula

Ore 19.30

Piazzetta Panevino:

Benvenuti ad Aliano,

Luigi De Lorenzo e Franco Arminio.

Ore 21.30

Piazzetta Panevino

Ulderico Pesce racconta Rocco Scotellaro

23.00

Piazzetta Panevino

Enzo Fina: ritorno a Salice Salentino

00.30

Piazzetta Panevino

Terrae:

Canti e disincanti

02.00

I suonatori dell’orlo

Visioni notturne alla Casa della paesologia

Alba facoltativa

23 agosto

11.00

Franco Arminio, Andrea Di Consoli, Vito De Filippo: lo sguardo delle regole, le regole dello sguardo.

16.30

Passeggiata comunitaria nei calanchi

Con canti, suoni, narrazioni, poemi e arrampicata finale

Ore 21.30

Piazza Garibaldi

La bestia Carenne

Ore 22.00

Piazzetta Panevino

Dario Muci

Ore 23.00

Piazza Garibaldi

Rete co’mar

00.00

Piazzetta Panevino

Carmen city in duo

01.00

Poeti delle antiche tribù italiche

Annalisa Teodorani, Gaetano Calabrese, Francesco Fittipadi, Aurelio Donato Giordano, Vincenzo Mastropirro

01.3O

Fede ‘n marlen

02.30

Piccola Orchestra dell’osso

Visioni notturne alla Casa della paesologia

Alba facoltativa

24 agosto

11.30

Auditorium

Gianfranco Viesti:

vecchie e nuove questioni meridionali

15.30-18.30

Passeggiata paesologica a Gorgoglione con suoni, letture e canti

19.30

Palazzo Colonna

Silvana Kuhtz

Trenta giorni, una terra e una casa:

concerto sensoriale

19.30

Casa della Paesologia:

Giuseppe Semeraro su Danilo Dolci

Ore 21.30

Orchestra Bottoni

Ore 23.00

Dimartino

24.oo

Noci Saxophone pool

24.30

Raffaele Niro, Salvatore Ritrovato, Enrico Fraccacreta, Antonio Lillo, Mimmo Cipriano

01.00

Simona Norato in trio

01.45

Canio Loguercio con Alessandro D’alessandro ed Emmanuele Curti: Studio per la messinscena di uno smarrimento

03.00

Al paese provvisorio: Musaica

La piccola orchestra onanista

Visioni notturne alla Casa della paesologia

Alba consigliata

25 agosto

11.30

Auditorium

Aldo Bonomi: Elogio del margine

15.30-18-30 Passeggiata Paesologica a Guardia Perticara con suoni, letture e canti con L’Orchestra dei colori.

19.30

Cortile di Palazzo Colonna

Aurelio Donato Giordano in Ulteriore avvicinamento

Piazzetta Panevino

Caterina Pontrandolfo in trio

21.30

Il terronista

22.00

Otello Profazio

Piazzetta Panevino

23.00

Carmine Ioanna e Claudia D’amico: non Solo musica

24.00

Danilo Vignola, Ukulele revolver

01.00

Mirko Gisonte e Alessandro Sarsano: Chitarra lucana

01.30

Fabrizio Saccomanno: Gramsci

01.30 (cortile di Casa Levi)

Marzia Ercolani

02.00, paese provvisorio

Scala appenninika

“le vacche erano vacche e gli uomini farfalle”

Il Suono transumante delle Piccola orchestra onanista

Alba necessaria

05.30 cimitero di Aliano:

Franco Arminio, Alfonso Guida, Andrea Di Consoli, Antonella Bukovaz.

Ore 06.00: Adelelmo Ruggieri ai suoi versi con Livio alle corde.

26 agosto

11.30

Auditorium:

La Lucania che verrà: Marcello Pitella, Paride Leporace, Filippo Bubbico, Vito De Filippo, Andrea Di Consoli, Franco Arminio, Pietro Laureano, Raffaele Nigro, Antonio Calvi, Antonio Colaiacovo, Antonio Barisano, Paolo Verri

15-18.30

Parlamenti comunitari: Luciano Castelluccia, Ivan Stomeo, Mario Scippa, Ada Manfreda, Roberta Pastore, Anna Fava, Angelo Castelluccio, Vincenzo Santoro, Anna Untitla, Mauro Orlando, Graziano Roscigno, Gianfranco Pannone, Carmen Pellegrino, Silvia La ferrara, Francesco Escalona, Grazia Coppola, Marianna Borriello, Luisa Cavaliere, Cecilia Verdini, Attilio Bonadies, Giuliano Maroccini, Mauro Minervino, Emanuele Grieco, Luciano Malanga, Raffaele Cutillo, Antonio Celano, Luigi Cazzato, Emmanuele Curti, Domenico Nicoletti, Marco Trulli, Giorgio Boatti, Francesco Delia, Ivan Fantini, Antonella Stefanucci, Simonetta Volpe, Rossana Sorriso, Mauro Minervino, Angelo Ferracuti, Massimiliano Virgilio, Lorenzo Pavolini, Francesco Carreri, Francesco Erbani, Rocco De Rosa, Raffaella Rose, Marco Carretta, Francesco Dongiovanni, Maria Pina Salzarulo, Leonardo Animali, Andreas Zampella, Fabrizio Carucci

19.30

Cortile di Palazzo Colonna

Altro Teatro: Il fuochista toccacielo

19.30 Piazzetta Panevino

Antonella Stefanucci e Gabriele Salvatores

Ore 21.30

Piazzetta Panevino

Claudia Fofi e Le Lune Storte

Ore 22.30

Otello Profazio

23.30

Poetesse:

Antonella Anedda, Antonella Bukovaz, Ilaria Seclì, Franca Mancinelli.

OO.30

Tetes des bois

02.00

Damadakà

03.00 Paolo Albera etc..

Suono transumante

Al paese provvisorio

Micro-banda Nardiello, Sandro Vernacchia, Musicarresa

Visioni notturne alla casa della paesologia.

27 Agosto

11.30 Auditorium

Franco Arminio e Vittorio Sgarbi: fregi e sfregi dell’Italia interna

15.30-19.00: Parlamenti comunitari

Marco Petroni, Mario Ciola, Giovanni Pugliese, Andrea Semplici, Raffaele Cutillo, Marta Ragozzino, Antonio De Rosa, Mario Lusi, Don Pasta, Sandro Abruzzese, Angelo Mastrandrea, Bianca Maria Bruno, Monica Bocci, Marina Lalovich, Franco Piperno, Emanuele Curti, Paolo Piacentini, Nicola Di Croce, Marco Esposito, Maria Cerreta, Adele Fusco, Felice Simeone, Clara Patella, Edoardo Whinspear, Mimmo Cecere ,Isaia Sales, Marco Revelli, Daniel Kilgren, Margareta Berg, Angelo Ferracuti, Alberto Saibene, Pasquale Persico, Giuseppe Messina, Livio Borriello, Goffredo Fofi, Fabio Barovero, Paolino Nappi, Stefania Clemente, Sara Monte Valerio De Luca, Marino Magliani, Piero Bevilacqua, Tonino Perna, Dora Albanese, Serena Gaudino, Mara Sabia

19.30

Cortile di Palazzo Colonna

Gianpaolo Mastropasqua: PoiSia musica..

19.30

Casa di Carlo Levi

Nadia Kibout, Didone ad Aliano

19.30

Piazzetta Panevino

Le Ultime Atlantidi

ore 22.00

Piazzetta Panevino

Roberto Pedicini, Letture Lucane

ore 23.00

Piazza Garibaldi

Saba Anglana

00.30

Poeti e poetesse:

Gilda Policastro, Julia Andres, Luigi Socci, Anna Petrungaro, Jaro Mikolajewskj, Alfonso Guida, Domenico Brancale, Adelelemo Ruggieri

01.30

Piazzetta Panevino

Fior di Spina, polifonia vocale dell’Appennino interno

02.00

Renanera

O3.00

Canti e suoni nel paese provvisorio

05.00

L’ambasciata della luna nei calanchi

(letture, canti e suoni)

alba necessaria

*

Lettori del Cristo si è fermato a Eboli e lettori provvisori nella Casa della Paesologia:

Roberto Pedicini, Franco Arminio, Antonietta Fratianni, Livio Arminio, Nadia Kibout, Saba Anglana, Aurelio Donato Giordano, Antonella Bukovaz, Marzia Ercolani, Carlotta Giannoccaro, Francesca Palumbo, Loredana Pizzuto, Agnese D’amato, Maria Luisa Firpo, Giovanna Visone, Tullio Bugari, Fulvio De Candia, Maria Pina Salzarulo, Giuliano Maroccini,

Nicola Rizzo, Antonio Gargano, Rosanna Miele, Camillo D’Angelo, Simona Carbone, Alessandra Battaglia, Filomena Sessa, Mariela Cafazzo, Caterina Pontrandolfo, Teresa Colaiacovo, Mara Sabia,

LABORATORI

Fotografia paesologica, a cura di Enrico Minasso e Giulio Rimondi

Cinemadolescente, a cura di Francesca Catarci e Giovanni Iovanna

Il canto delle pietre e del vento, a cura di Antonio De Luca

Le Ultime Atlantidi, a cura di Caterina Pontrandolfo

Lettere di Carta, a cura di Elena Marsico

Costruzione di suoni, a cura di Enzo Fina

Essere paesaggio-teatrodanza, a cura di Azzurro Solfato

Per una letteratura dei luoghi, a cura di Anna Palumbo

Lettura espressiva, a cura di Silvana Kuhtz

Genti e case dei paesi: Francesco Ventura

Buffoni sotto i turpilazzi della truppa, laboratorio teatrale: Marzia Ercolani

Tammurriata alla Giuglianese: a cura dei Damadakà

Sinestesia e poesia sentita: Elvira Frak

Ivan Fantini: per una gastronomia etica

Roberto Papetti: giocattoli provvisori

(altri da definire)

GRUPPI DI LAVORO

Per una mappa dell’Italia interna, a cura di Francesco Escalona

Sull’Erasmus Paesologico, a cura di Grazia Coppola

Ricognizioni percettive, a cura di Fabio Nigro

(altri da definire)

PERFORMANCE:

Claudia Fabris: riciclaggio poetico del denaro

Azzuro solfato:

Nanosecondo: clownterapia

Urpia907

I campanacci di San Mauro Forte, le maschere di Tricarico e di Aliano, gli uomini albero di Satriano.

I suonatori di Montemarano

Gigio Borriello: un trombone disperso

Vito Ariniello: il barbiere ambulante

Don Pasta: la parmigiana e la rivoluzione

Maria Cristina Ballestracci e Alessandra Battaglia: il risveglio degli antichi forni.

Daniela Ippolito: l’arpa di Viggiano

Simona Ruzza: flamenco paesologico

Roberto Gagliardi: harmonium d’argilla

La controra delle arti: letture, monologhi, musiche del primo pomeriggio nelle case di Aliano

(altre da definire)

INSTALLAZIONI

Guendalina Salini, Maria Grazia Tata, Rocco Scattino, Roberto Campoli, Salvatore Di Vilio, Franco Lancio, Maria Cristina Ballestracci, Francesco Rinaldi, Francesca Pastore, Fabio Orecchini e Kate Louise Samuels, Amedeo Pedrocchi e Sabrina Maio

(altre da definire)

Reportage fotografico: Salvatore Di Vilio

Reportage video: Paolo Muran

Webmaster: David Ardito

Grafica: Franco Lancio

Numeri Utili:

Direzione artistica: 388 7622101

Coordinamento organizzativo, livio: 3441316980

Informazioni logistiche: giuseppe 349 0609589

Paesi amari

30.5 (9)

di Eliana Petrizzi

Paese lucano

Non mi piace più  venire dove mio padre è nato e dove ho trascorso l’infanzia, pensando sempre bene della gente e della vita semplice, perché mi sono accorta che anche qui la solitudine ha dato frutti amari. Quando stai per partire ti dicono: “La prossima volta resta un poco, vieni a casa a salutarmi”. Quando torni e ti vedono a stento ti salutano, e tanto basta a dire d’essersi incontrati. Altre volte ti fissano in silenzio, con un odio senza cura.
Il paese che si svuota, la gente sola, la malattia che non vale la pena guarire. Di una nascita, dei due giovani ammazzati ieri, delle olive che si perdono, si parla senza dispiacere né speranza.
Zia Rosa vive da sola da 50 anni, circondata da calendari scaduti, foto di Santi e defunti. Le chiedo come riesce a vivere senza tristezza né allegria. Le dico che nessuno è fatto per stare da solo, nemmeno le cose. Pure le tende appena lavate, per stirarsi bene devono stare in compagnia, prendere il vapore di una tisana, il fiato di chi ci dorme accanto. Mi risponde che lei sta bene così, e che non le manca niente.
Visita a donna Titta. Si parla ancora del paese, delle cose che non vanno, della sua vita così spenta. Le chiedo che si può fare per cambiare la situazione. Titta guarda fuori, alza le spalle e dice: “Tutte le cose finiscono”.

Paese campano
1.
Giovanni era un bel ragazzo sveglio. Lo saluto e non mi riconosce. Non ha mai lavorato. A 56 anni vive ancora con la madre, in faccia il ghigno degli stolti.
Alfonsina, 20 anni, passa la vita dalla casa alla chiesa e dalla chiesa al cimitero; le mani chiuse a pugno, le pantofole, non un filo di trucco, molti capelli bianchi, lo sguardo di una suora crudele. Il suo saluto è un cenno col mento, fissando per terra.
Lucia, che fino a tre mesi fa stava bene, ha un tumore. Viene a salutarci piangendo, mostrandoci la pancia gonfia, la faccia invecchiata di 20 anni, maledicendo, dice, la sua vita inutile in questo posto di merda. Per curarsi deve andare in un ospedale che dista 2 ore di pullman, accompagnata da una vicina più vecchia di lei, vedova, malconcia, madre di un figlio unico che vive altrove, e che non vede quasi mai.
La casa di Filomena è crepata a causa dello smottamento della montagna, che in poco tempo, dice, cancellerà gran parte del paese. Gli abitanti del quartiere sono andati dal sindaco a protestare? Non serve a niente. Perché allora almeno lei non se ne va da un’altra parte, come mai non ha paura della frana che le avanza contro? Perché prima o poi bisogna morire, e un posto vale l’altro.
Il cielo fermo, le strade vuote. Osservo la piazzetta costruita da poco, con fioriere e panchine che non servono a nessuno. Da qui si vedono solo il cimitero, il muro della montagna, il fondovalle deserto, con tornanti come vipere. Poi solo vecchie cose meravigliose, accanto a quelle di cui più nessuno si cura.

2.
In questo posto non mi trucco, mi vesto comoda e non mi affretto: le azioni sono un pane che deve bastare per giorni. Stamattina il sole dà un poco di speranza a chi è seduto dall’alba davanti al bar. I piedi di molti, stesi sulle sedie difronte, hanno preso la stortura dei morti. Faccio il giro dei vicoli, ma dura poco: la malora mi ha stancata. Le case che hanno perso le pietre saporite di un tempo spiccano senza voce tra quelle rimaste. Molte in vendita, che nessuno vuole nemmeno regalate, perché qui c’è solo gente che scompare. I giovani in piazza stanno seduti in silenzio, ciascuno da solo, nella posa dei parenti in casa dopo un lutto. I vecchi, da anni sulla stessa panchina, muoiono per essiccazione sul posto, fiduciosi nella terra che curerà i loro resti.
Qui le nascite riguardano soprattutto rondini, passeri, piccioni, violacciocche tra le pietre della torre medievale. I ragazzi del posto non hanno scelta: dopo le scuole devono andarsene. Troveranno lavoro fuori regione o all’estero. Molti torneranno ad agosto, per pochi giorni. Mi chiedo se, come i loro padri, da vecchi vorranno tornare qui, o almeno esservi sepolti. Molti non potranno, altri non vorranno. Eppure ricorderanno a volte l’odore della pioggia sui muri della casa dove nacquero, l’ombra delle nuvole sulle montagne e sui fiumi, il volo delle poiane, lo sconforto familiare dei giorni vuoti, il profumo delle ginestre che si sente per chilometri, fin dentro le case.
Prima di partire, visita all’ospizio, in cui vivono 9 anziani: alcuni dementi, gli altri abbandonati dai figli che vivono altrove. “Chiudi la finestra”, dice Rosetta, 83 anni, anche se la finestra è chiusa. Rosetta ha paura del vento, che toglie le cose da dove stavano, e ne porta altre dove prima non c’erano.
Di sera, guardando le montagne, il mio nome mi chiama dall’interno con una fitta dolorosa.
Vivo alla luce del giorno e non mi manca niente, ma non so chi sono. Non come le persone di un tempo, che nel buio delle loro menti capivano ogni cosa.

http://crateri.wordpress.com/

Erranza paesologica arresa…non erranza sociologica guidata.

di mauro orlando

La politica oggi deve seguire del tutto le categorie sociologiche che si articolano intorno al criterio del “nomadismo”, della sedicente e seducente “sociologia dell’erranza? I nostri tempi sarebbero caratterizzati da uno spirito filosofico di fondo…..“lo spirito dei nostri tempi”, dove lo sradicamento, l’erranza, la precarietà, la velocità, la volatilità, l’evanescenza sembrano ormai “destini” esistenziali “permanenti”.Una sorta di pulsione , ‘dùnamis’ all’erranza , non più quella freudiana dell’eros, sarebbe presente nelle nostre società postmoderne. Una erranza, un nomadismo,come scelta libera e consapevole e non quella dell’emigrante che tanto fastidio dava al giovane Troisi. Uno stile di pensiero e di vita che sono roussoianamente inscritti nella struttura stessa della natura umana, tanto in quella individuale che sociale con effetti pulsionali ambivalenti: un misto di fascinazione e repulsione. Il condizionale è d’obbligo in queste mie considerazioni e domande .Questo “ritorno” massiccio nei nostri tempi della pulsione all’erranza, che invito chiunque ad approfondirle pone per necessità alcuni quesiti non solo pregiudiziali.Qui mi limito a segnalarne qualcuno. Uno dei miti ad essere infranti dall’avanzare di questa pulsion sia quello del Progresso, mito legato alla età dei Lumi, cioè all’idea che la crescita esponenziale del benessere sia immanente al mondo della produzione e dei consumi sfrenati. C’è un ritorno a forme “arcaiche” di vivere che, paradossalmente devono convivere con le più moderne e avanzate forme di tecnologie.Ma non meravigliamoci, perché il paradosso sostiene e valorizza la pulsione all’erranza con un rischio insito che insegue una sorta di abusato “immaginario millenaristico” che rimanda a palingenesi totali per le esigenze extrastoriche e a un pratica politica e istituzione che richiama una sorta di “ tabula rasa in qua nihil est scriptum” da venire per ricostruire la società buona , bella e giusta tra un invettiva savonaroliana e un una pulizia etico-politica calvinista.Si dovrebbero pensare ed organizzare in piena crisi finanziarie mondiali con forbici impossibili tra ricchi e poveri, movimenti “ereticali”, “comunitari”, “settari” per taluni aspetti, neo-ascetici, che in un necessario e universale ciclo della storia dell’umanità, inevitabilmente, si trovano schierati contro le “Chiese” ufficiali, i dogmi, e predicare forme nuove di convivenza civile o “comunitarie”. Sono dunque moltitudini in movimento, guidate e impregnate unicamente da visioni e sentimenti profetici: «Scuotendo cose e persone, il nomadismo è l’espressione di un sogno antico che l’abbruttimento dell’istituito, il cinismo economico, la reificazione sociale e il conformismo intellettuale non riescono mai completamente a nascondere» (Maffesoli). I partiti tradizionali, o sedentari, provano nei confronti di questo movimento gli stessi timori che i Romani, dopo la fondazione dell’Impero, provavano dei confronti di quelle moltitudini che premevano sui limes. L’attitudine al movimento è ciò che suscita timore, in quanto «rappresenta l’irruzione, lo straripamento, in breve, ciò che non è prevedibile». Il suo poter sfuggire predispone questo movimento, in ogni istante, alla sollevazione, alla disinibizione, al rovesciamento dell’ordine stabilito.

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