Un Paese disuguale: il divario civile in Italia

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Pubblichiamo un contributo sul “divario civile” in Italia scritto da Domenico Cersosimo e Rosanna Nisticò appena uscito su Stato e Mercato.

Un paese disuguale (Formato PDF)

avere di più essere di meno

metto qui un mio pezzo uscito oggi sulla prima del manifesto.
oggi è un giorno importante per la paesologia. il nostro ragionamento sui luoghi dialoga col massimo esponente europeo delle politiche orientate ai luoghi.
ieri sera parlando con fabrizio barca mi sono reso conto di quanto sia avanzata questa nostra esperienza e dell’accoglienza a cui andrà incontro (ma non c’è pericolo di cedimenti alle lusinghe del potere, in questo barca è un bell’esempio).
spero che gli amici vecchi e nuovi vogliano sostenere questo sforzo per far conoscere il blog della paesologia nel caos della rete.

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La parola più citata dalla politica è la parola crescita. Ormai viene pronunciata a ripetizione, come negli esercizi spirituali buddisti. In una società che alla sua crisi sa opporre solo questa parola non bisogna poi stupirsi che viene fuori la bulimia dei politicanti alla Fiorito che l’ossessione della crescita la prendono alla lettera e fanno di tutto per accrescere il loro patrimonio.
In un certo senso viviamo tutti ammassati in un piccolo campo di concentramento in cui vige una sola legge, quella dell’accumulo. Possono essere poltrone, benefit, amori, successi, fallimenti, il principio ispiratore della dilagante miseria spirituale è sempre quello: avere di più, essere di meno.
La crescita che viene evocata ovviamente è solo quella dei consumi. Vendere più automobili significa avere più gatti morti per le strade, più aria sporca e più rumori, ma questo non sembra preoccupare nessuno. La politica col governo tecnico è andata in cassa integrazione. È entrata in depressione e non lo sa. Non sa allearsi e non sa scontrarsi sulle scelte di fondo. Ci sono contese puramente verbali, come quelle che vediamo in televisione. È il trionfo dell’agonia ciarliera, dell’autismo corale.
Purtroppo questa scena non riguarda solo una minoranza di malati, è tutta la società italiana che è depressa. Ogni persona, oltre alla depressione che gli può venire dalle vicende della sua vita e del suo corpo, è come se partecipasse al dividendo quotidiano della depressione collettiva. Siamo tutti azionisti dell’impotenza, militanti della scontento.
In uno scenario di questo tipo ha poco senso allinearsi su falsi dilemmi: crescita-decrescita, politica-antipolitica. Quello che possiamo fare è dare attenzione ai nostri luoghi, essere fedeli alle nostre passioni. Non è affatto un programma minimo ed è un programma che tiene insieme tensioni intime e tensioni civili.
È in questa logica che col Gal Cilsi abbiamo chiamato in Irpinia il ministro Fabrizio Barca che Sabato a Lioni verrà a parlare con me del sud e dei luoghi. Bisogna costruire situazioni fuori dal colluttorio opinionistico che ci passiamo di bocca in bocca. Il sud non ha bisogno di chiacchiere sul sud, deve guardarsi dai suoi nemici, ma anche dai compiacimenti, dalle comparizie. Con Barca proveremo a discutere di quel che si può fare adesso, coi soldi che ci sono, con le persone che ci sono.
La lezione di questi anni è che quando arrivano solo i soldi il sud si guasta, cancella i suoi paesaggi inoperosi, i tempi vuoti, i silenzi. Il sud ha bisogno di lavoro per essere curato, per essere aiutato a essere quello che è e non una brutta copia del nord. Il sud ha bisogno che i suoi ragazzi migliori non vadano via e che arrivino nuovi residenti da altri luoghi dell’Italia e dell’Europa. Il sud può diventare un grande esperimento per uscire dal capitalismo inventando una società che sia dolce e democratica, colta e solidale. Da qualche parte del mondo deve pur arrivare un soffio nuovo. Perché questa parte non potrebbe essere il sud dove è nato il pensiero occidentale?
Ci serve un filo di umiltà per capire che non ci sono soluzioni garantite, ma ci servono anche scatti immaginativi per non considerare le strade battute le uniche che possiamo percorrere.
Stare a sud, starci dentro non per fare la manutenzione del vittimismo, ma per allestire la sagra del futuro. Bisogna fare un buon uso dell’epoca depressa che ci è toccata, inutile portarle il broncio. Continuare a dare attenzione ai luoghi in cui viviamo sembra poco e invece è un bell’esercizio di salute morale che fa crescere tante cose e avvia la decrescita della sfiducia e dell’impotenza.

Dibattito in Do minore tra Latouche e Arminio

Rilancio qui questo interessantissimo articolo-commento di Giorgio Aquilino, apparso su SelaCapo.Net e già linkato sul nostro blog nella colonna dei commenti di” Latouche, Arminio e il Crocefisso”. Lo faccio perché offre il destro a ulteriori sviluppi e approfondimenti di una discussione che, per questioni organizzative e scelte dei responsabili dell’incontro del 19 gennaio scorso ad Avellino, quel giorno non vi è stata e sarebbe invece stata più che necessaria, dato il calibro dei temi e dei protagonisti. Franco Arminio, paradossalmente, col suo interloquire da poeta e con la sua paesologia, dai distratti   scambiata per scrittura da agenzia turistica, è stato quello più immediatamente capace di riverberi “politici” circa l’applicazione del pensiero della “decrescita”; pensiero  che, se non ben inquadrato, rischia anch’esso di diventare una sorta di “erbavoglio” buono per tutte le letture. Del resto, nella colonna dei commenti del post precedente, vi sono spunti interessanti, che andrebbero approfonditi, specie su temi quali: il concetto di democrazia diretta applicato a una società della decrescita; la democrazia come scelta strategica nelle strategie rivoluzionarie del nuovo millennio; l’idea della convivialità applicata ad una società del “post-produttivismo”; il tema dell’applicazione pratica della teoria della decrescita, che è chiaramente emerso con accenti diversi tra Latouche e Arminio; accenti  divaricatisi in una visione globalista/urbana/economica  in Latouche e locale/affettiva/poetica in Arminio. Ce n’è abbastanza per dar fuoco alle polveri di un dibattito non più rinviabile. (Salvatore D’Angelo)

 

 

di Giorgio Aquilino

Città circondata da un mare di idee aguzze come cime di montagne, naviganti e pastori cavalcano qui le stesse onde, e poi spumeggianti prati increspati dallo sferzare del vento che trasporta i pensieri di tutti, anche i miei. Città senza porto ma colma di attracchi umani, eccola Avellino. Moderna e antica, come un centro di scambio offre spunti umani da metabolizzare. Scendono i paesani per far compere o per restare, per passeggiare o per partire.

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abbondanza frugale e paesologia

Appunti di paesologia,  di franco arminio

Paesologia è anche saper vivere e pensare nella modernità non con la “passione per frammenti oggetti, relitti di un passato ormai privo di contesto,rovine della storia ormai perdute per la storia…..nuovi silenzi “ e recuperare un linguaggio capace ancora di parlare di esperienze originali ed autentiche e di persone e cose con un vissuto motivazionale ed esistenziale non con la presunzione di descriverli come una cultura ,una sociologia , una antropologia ,una storia ….un sapere oggettivo.
Non sono “avanzi di un mondo di sogno” perduto e da ricercare.

Abbondanza FRUGALE
Serge Latouche
Bisogna risalire alla seconda metà del ’700 per trovare le origini del pensiero economico che fa coincidere il «benessere» statistico con il «ben avere», sebbene nello stesso periodo l’illuminista napoletano Antonio Genovesi avesse sottolineato la necessità di una economia fondata sulla ricerca del bene comune. Temi che si ripropongono oggi con grande urgenza e che richiedono l’elaborazione di nuovi codici e regole. L’anticipazione di un intervento a Pordenonelegge
Per concepire e costruire una società di abbondanza frugale e una nuova forma di felicità, è necessario decostruire l’ideologia della felicità quantificata della modernità; in altre parole, per decolonizzare l’immaginario del pil pro capite, dobbiamo capire come si è radicato. Continua a leggere

il 19 gennaio ad avellino

cari amici

il 19 gennaio ad avellino c’è un dialogo in pubblico tra me e latouche, paesologia e decrescita. spero che siate presenti. la riunione per il blog possiamo farla nella stessa giornata. mi rendo conto che in questo momento troppe convocazioni sono onerose. ci sono anche amici che devono fare i conti col portafoglio. il blog va bene, siamo sulla strada  giusta, presto arriveranno altre interessanti collaborazioni come quella di tiziano fratus. quello che vi chiedo è di essere presenti nella colonna dei commenti. basta una mezza riga, un segno che si condivide l’avventura.