88 cms – chi non protesta per la neve

Foto di Lorenzo Nardis

Pubblico un post dell’amico Alessandro Chiappanuvoli da L’Aquila.

D.A.

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Chi non protesta per la neve tè la pala ‘mmani.

Chi non protesta per la neve te sta a spalà ju vialetto.

Chi non protesta per la neve si ricorda come si ride.

Chi non protesta per la neve va piano con la macchina.

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LA DEMOCRAZIA ZIPPATA

arminio da doppiozero

Che cosa ci sta accadendo, cosa sta accadendo a noi come persone? C’è un’agenzia di rating che declassa i nostri titoli morali, il nostro prestigio di esseri umani. In giro vediamo solo facce scontente. L’ardore viene scambiato per follia. Il modello è la rete, è facebook. Una cosa la dico io, una la dici tu e andiamo avanti. La parola come porta girevole. Siamo in mezzo a questi spifferi. L’occidente occulta la sua bancarotta spirituale mettendoci davanti agli occhi la crisi economica. In Italia discutiamo da anni di un uomo terrorizzato dalla morte senza essere capaci di vedere dove va a inabissarsi ognuno di noi ogni giorno. Siamo inumati nelle fosse comuni dell’autismo corale, la rete è il nostro nuovo cimitero. Al posto della faccia sul profilo di facebook dovremmo mettere una croce. La soluzione non è tacere, non è andare altrove, verso un reale che non c’è. Bisogna Continua a leggere

una battaglia culturale

Nemo propheta in patria
oggi è uscito sul mattino questo mio articolo sul tema del “nemo propheta in patria”. per me la battaglia contro questa legge idiota, che trova nei paesi la sua più rigida applicazione, sarà uno dei fili più chiari delle battaglie culturali di questo blog.
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Ci sono malattie delle persone e malattie della società. Ci sono malattie antiche che resistono. Il nemo propheta in patria è una malattia dello spirito collettivo, è diffusa in ogni angolo del mondo, ma forse ci sono dei luoghi in cui alligna con più forza e resiste agli antibiotici dello spirito nuovo.
Personalmente sono sempre stato particolarmente sensibile a questa malattia per una ragione che risale all’infanzia. Mio padre faceva l’oste ed era molto ammirato dai clienti che venivano da fuori. Nel paese invece percepivo una fortissima ostilità nei suoi confronti. Quando ho cominciato a scrivere ben presto mi sono trovato nella sua stessa condizione. Mandavo i miei testi a persone come Zanzotto, Celati, Pontiggia, Magrelli, Bufalino e ne ricevevo sempre grande attenzione. Gli stessi testi avevo difficoltà anche solo a proporli agli amici del paese. Lo schema è andato avanti per anni e potrei citare centinaia di momenti in cui il nemo propheta in patria ha esibito con più chiarezza il suo codice. Mi limito a raccontarvi gli episodi di ieri.
Ero col mio amico Giorgio Boatti. Primo incontro all’abbazia del Goleto con un enologo lucano. Boatti si presenta per quello che è, giornalista de La Stampa e autore di libri. L’enologo immediatamente illustra i suoi saperi. A questo punto il mio amico gli parla di me dicendo più o meno questo: ti presento Franco Arminio, ha pubblicato libri importanti, ha fatto anche dei bellissimi documentari, fra un poco esce un libro con Mondadori, è uno scrittore di culto. L’enologo non si scompone e continua a illustrare i suoi saperi rivolgendosi unicamente a Boatti e quando ci salutiamo provvede a lasciare solo a lui il proprio biglietto da visita.
Secondo incontro al convento di San Francesco a Montella con un padre francescano. È un quarantenne di Napoli che ci accoglie con molto piacere e quando Boatti dice chi è e cosa fa, il nostro infittisce il suo eloquio teso a mostrare le sue sapienze. Boatti gli parla di me con gli stessi accenti che aveva usato al Goleto, ma la risposta è la stessa. Il frate ovviamente non sa nulla di me e sembra unicamente proiettato a illustrarci qualcosa di sé. Nessuna domanda sul luogo dove vivo o sulle cose che sto facendo.
Fin qui i due incontri. Dell’enologo ho già dimenticato il nome. Del frate posso attingere notizie su Facebook. Mi colpisce che tra le informazioni sul suo profilo compare la scritta che gli piacciono le donne.
Commentiamo con Boatti questi due incontri della giornata. Io ho scritto una piccola nota su Facebook e lui è intervenuto nella colonna dei commenti, illustrando il suo stupore per aver visto all’opera in diretta la dura legge del nemo propheta in patria. Io penso ai tanti straordinari ragazzi del sud che sono stati e saranno vittime di questa legge. La giornata è chiusa, vado a dormire e buona notte pure all’enologo e al frate.

Passaggio notturno a Monteverde

La paesologia è una scienza mattutina. Al massimo pomeridiana. Di sicuro non è una scienza notturna. La sera tardi non ci sono vecchi in giro. È chiuso il Comune, è chiuso il cimitero, sono chiuse le salumerie. E sono chiuse anche le poche case aperte la mattina.
Il paese che sto visitando in notturna è Monteverde. In giro ho visto due stranieri. Nella sede del Pd incontro l’ex sindaco Pizza. Esordisce ricordandomi che non gli sono piaciute le righe dedicate a lui in un mio reportage di qualche anno fa. Dice che ne usciva un’immagine di una persona sconfortata. Ma questa sera Pizza fa di tutto per confermare quell’immagine. Sono appena passate le nuove elezioni. Mi racconta che a un certo punto sembrava che il risultato fosse incerto. Poi è stato nettamente favorevole all’altra lista. Pizza si lamenta anche dei giovani del paese che in gran parte hanno votato l’amministrazione uscente e delle persone per cui si è speso tanto in passato e che adesso gli hanno voltato le spalle. Dopo le lamentazioni mi porta nel suo garage e mi fa vedere i presepi a cui si dedica nel tempo libero. Nel garage c’è anche un piccolo spazio per la musica, batteria e microfono, altro hobby a cui si dedica.
Mi metto in cerca delle persone con cui sono venuto a Monteverde. Hanno un incontro con i ragazzi del forum giovanile. Li trovo in un bar che ha uno spazio all’aperto. I miei compagni di viaggio invitano i ragazzi a partecipare a un seminario a Bisaccia il giorno dopo. Lo fanno in maniera accorata, con gentilezza, con premura, ma nella sostanza non arrivano risposte. Un ragazzo di nome Antonio che fa di tutto per apparire il leader del gruppo e per smontare i ragionamenti dei miei amici. Io ho la sensazione che se in un paese c’è un ragazzo veramente in gamba forse non partecipa al forum giovanile. Forse in queste associazioni alla fine prevalgono i più verbosi. I ragazzi di Monteverde sembrano interessati alle tradizioni locali, la maggior parte andranno via, chi resterà magari sceglierà la strada della paesanologia. È come se in questi paesi dopo aver creduto alla modernizzazione e aver constatato il suo fallimento, si desse credito all’antichizzazione. Come se guardare indietro fosse più rassicurante che guardare avanti.
Adesso incontro il sindaco appena rieletto e uno della grande famiglia Continiello che qui restaura e costruisce organi. Parliamo un poco, ma senza quel filo di commozione che sento quando parlo coi vecchi la mattina. L’esperimento della paesologia notturna è fallito. Non posso neppure fare le riprese e le fotografie: il castello non è illuminato e neppure i due bellissimi campanili. E il giorno dopo ti senti come mi sento io adesso, uno straccio, un limone spremuto, un topo finito sulla colla della cantina.
Mi sono svegliato pensando all’articolo pubblicato ieri su un giornale locale in cui mi pareva di aver fatto un bel lavoro e di aver inchiodato alcuni personaggi alle loro colpe, ma sembra tutto inutile. Ieri avevo anche scritto in rete una letterina in versi ai ragazzi di facebook. Il risultato è l’umore di stamattina, la sensazione di avere una voce debole e cupa. Forse oggi la vita la sentono ancora solo quelli che stanno in agonia, forse solo le grandi malattie danno ancora un brivido, un sentimento, un desiderio di verità. La maggior parte delle nostre relazioni sociali è un puro intrattenimento con persone che non ci vedono e non ci sentono, con persone che non vediamo e non sentiamo. Adesso funziona così, ma forse mi sbaglio. Un mio amico su facebook mi ha scritto questo: pantofole & carica batteria”: ecco, c’è già il titolo del tuo prossimo libro. Quello che racconta la svolta prossima della tua vita. Forza Franco!
Io per ora ho scritto questi versi: La punta del cuore/ è arrivata sotto l’orecchio. Nella testa i neuroni e il pietrisco/ dei miei giorni. Più sotto/ tra lo stomaco e la gola/ la luce/ della stanchezza. Alle due del pomeriggio/ mi suicido. Li ho messi su Facebook con il titolo “chi ha scritto questa poesia”? Io per ora non posso che confidare nel pranzo di mezzogiorno, a volte dopo mangiato mi sento meglio. Adesso è come se fossi stato travolto da una slavina. Fuori non c’è nemmeno il sole. Nel pomeriggio potrei andare a fare un giro in un altro paese. Non so dove, un giro da ripetente. Per trovarne uno dove non sono mai stato devo fare molti chilometri. Ormai anche i dintorni cominciano a farmi l’effetto che mi fa il mio paese. E intanto continuo a non credere nei grandi viaggi, proprio non riesco a provare ad allungare il passo e andarmene in Australia. Voglio che la vita accada qui, dove è impossibile che accada.

franco arminio