CI HANNO RUBATO IL VENTO

Quando è uscito Controvento, ultimo libro di Antonello Caporale, ho pensato che era un’ottima occasione per aprire un dibattito in Irpinia sul tema trattata dal libro: non l’energia eolica, ma il modo in cui è stato avviato e continua ad andare avanti il suo sfruttamento. Sono passati molti mesi senza che si muovesse una foglia, insomma Controvento si è trovato di fronte il vento della rassegnazione e della sfiducia: nessuna iniziativa nei paesi dell’Irpinia d’Oriente, che ormai è la capitale nazionale per questo tipo di attività.

Sarò con piacere domenica a Lacedonia assieme a Caporale per parlare del suo libro. E spero che ci sia qualche sindaco, qualche consigliere comunale dei paesi vicini, oltre che qualche militante del bene comune. Continua a leggere

lettera a serge latouche

Caro Latouche,

quando ero bambino aspettavo con ansia la neve. Ero, come tutti i bambini, desideroso di non andare a scuola. Il mio maestro non era un tipo mite, ma a quei tempi era normale che un maestro maltrattasse i suoi allievi. E allora la neve era una delle poche speranze che avevo, oltre alle malattie, per non andare a scuola. Quando nevicava c’era un altro motivo per cui ero contento. La neve bloccava quel poco di vita motorizzata che c’era nel paese. Mi piaceva che la vita si fermasse, perfino il fatto che andava via la corrente mi dava una certa esultanza, perché con la corrente andava via la modernità. Niente televisione, ma chiacchiere e partite a carte davanti al fuoco.

Erano gli anni sessanta. L’Irpinia cominciava a crescere, era una crescita lenta, che non cambiava l’aria dei luoghi. Le cose nuove, le cose moderne, si sistemavano prendendosi solo una parte della scena. Poteva essere la carta da parati, potevano essere i termosifoni o anche solo il cestino di plastica sulla tavola, comunque era un addobbo superficiale, il paese come focolare e grembo di tutti rimaneva ben vivo. Continua a leggere

irpinia d’inverno

metto qui un articoletto uscito oggi sul mattino. domani sono a napoli per terracarne. vi ricordo che il primo novembre sia ad aquilonia

Franco Arminio

Quando arriva l’inverno arriva l’Irpinia. Le porte si chiudono, anche quelle poche che sono rimaste aperte. Si vive come in un sottomarino incagliato nel gelo. Non si hanno notizie da altri luoghi. Cosa succede a Montaguto, chi sta giocando a carte a quest’ora, e chi cammina per strada a Senerchia? Siamo più di quattrocentomila, ma in certi giorni pare non sia rimasto più nessuno. E se incontri qualcuno subito ti fa capire che non ci crede più a questi luoghi. Lo scoramento è il sentimento più diffuso ed è un sentimento che non produce comunità perché sono aumentate le aspettative e sono diminuite le opportunità. Prima era normale passare una domenica di noia. Ed era perfino gradevole Continua a leggere

L’Irpinia e le fabbriche della memoria

di Stefano Ventura
Incollo qui un articolo uscito sul Mattino di ieri, 5 ottobre; si inserisce in un dibattito sui luoghi e gli spazi della memoria. Sembra che ci sia una strana sindrome per la quale si debbano inventare musei della memoria, non si sa poi di che. Invece le cose già si sono, basta vederle e metterle in connessione tra loro.
Buona lettura.


Da due anni è in attività un Osservatorio Permanente sul Doposisma. Ha sede a Pertosa e Auletta, in provincia di Salerno, ed è nato per iniziativa della Fondazione MIDA (Musei integrati dell’Ambiente). E’ diretto dal giornalista Antonello Caporale e raccoglie le iniziative e il lavoro di giovani ricercatori, giornalisti, videomaker, organizzatori di eventi. L’idea è quella di produrre ricerche e dossier, con cadenza annuale, che possano stimolare riflessione e dibattito. L’anno scorso abbiamo studiato le emergenze più recenti Continua a leggere

IL CONTRARIO DELLA RIVOLUZIONE

metto qui il pezzo uscito oggi sul mattino. ci vediamo il 25 settembre ad aquilonia. intanto questo è un buon luogo per costruire un cuore comune. l’impresa è più avanti di quel che pare.

franco arminio

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Risveglio nervoso e anticipato, come se fossi alla vigilia di un giorno importante. Lo aspetto da anni un giorno che arrivi come un bisonte in una cristalliera. Lo aspetto da quando ero bambino. Un giorno comunista, un giorno corale. E invece arrivano sempre queste giornatine interlocutorie, mozze e Continua a leggere

settembre, andiamo….

metto qui un mio pezzo uscito oggi sul mattino. mi pare ci sia dentro tutta l’agenda delle lotte possibili (ho dimenticato solo la ferrovia vergognosamente dismessa)

ieri sera a buonabitacolo una cinquantina di ragazzi hanno visto DI MESTIERE FACCIO IL PAESOLOGO. in giro per l’appennino ogni tanto s’incontra un pò di fervore….

l’irpinia ha più che mai un brutto carattere….

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Il presidente Caldoro continua a mandare i rifiuti in Irpinia. La spedizione a rate dei rifiuti dalla zona della polpa a quella dell’osso avviene nella sostanziale indifferenza dell’opinione pubblica irpina. La sfiducia nella politica ha raggiunto un risultato paradossale: è talmente grande da lasciare indisturbati quelli che governano, anche quando il governo è fatto di un mare di chiacchiere e poche scelte, sempre a discapito dei più deboli.

La perenne emergenza dei rifiuti in Campania continua a essere risolta grazie alle discariche. La nuova amministrazione napoletana annuncia provvedimenti, ma nella sostanza, per ora, la cultura è sempre quella: Continua a leggere

I paradossi dell’ambiente senza cultura

Non è lontano dalla realtà immaginare i sorrisi con i quali molti avranno accolto la provocazione lanciata da Franco Arminio su queste pagine a margine delle manifestazioni di protesta seguite alla diffusione della notizia della smobilitazione dell’Irisbus da parte di Fiat.
Lo scrittore di Bisaccia prefigurava il ritorno all’agricoltura e alla pastorizia come vocazione identitaria dei nostri territori: una provocazione, appunto.
I dati forniti sul Mattino di domenica 31 luglio da Antonio Sicuranza circa un ritorno dei giovani alle attività imprenditoriali di vocazione contadina sembrerebbero incoraggiare l’auspicio di Arminio.
Ma l’Irpinia è davvero pronta ad affrontare la sfida per un “ritorno alla ruralità”? I fatti dicono di no. Solo pochi mesi fa veniva approvata la legge regionale con la quale si trasferisce dalle Province ai Comuni la competenza per il rilascio delle autorizzazioni agli scarichi nei corsi d’acqua: in buona sostanza devono essere i comuni a controllare la corretta gestione del ciclo delle acque, soprattutto in riferimento agli scarichi di acque reflue. Invece l’Arpac – nell’inchiesta del Mattino di lunedì e martedì scorso – ci informa che due fiumi come il Calore ed il Sabato versano in condizioni di preoccupante degrado e diffida gli agricoltori ad utilizzare le loro acque per usi irrigui. Altro che il ritorno all’agricoltura e alla pastorizia invocato da Arminio!
Ma si può essere certi che molti dei sorrisi alla lettura delle parole di Arminio sono venuti proprio da quegli stessi amministratori locali che avrebbero il compito di vigilare sulla salubrità delle nostre acque.
A molti irpini avrà suscitato forti suggestioni la lettura degli articoli di Paolo Rumiz (La Repubblica di domenica 31 luglio) e di Carlos Solito (Il Mattino, inserto Estate, lunedì 1 agosto): entrambi accostavano differenti angoli della nostra provincia all’immagine del drago.
Il primo parlava di creste del drago riferendosi alle antenne abbandonate dell’ex base Nato di Montevergine; il secondo citava la Bocca del Dragone di Volturara in riferimento alla ricchezza delle sorgenti di Cassano, citate nella descrizione del quadro d’insieme del potenziale ambientale dei Monti Picentini.
E se l’articolo di Solito indicava con immediatezza la strada della difesa e della valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche, quello di Rumiz necessitava di un rimando alla parte riguardante il borgo dell’Appennino abruzzese trasformato in albergo diffuso da una coppia romana che ha lasciato la Capitale per realizzare quest’idea imprenditoriale. Credo che in molti saranno corsi con la memoria alla notizia dell’elezione di Calitri, da parte dell’autorevole magazine online International Living, a uno dei luoghi più vivibili del pianeta. Proprio l’Amministrazione Comunale di Calitri, nei giorni scorsi, ha provato a innescare un dibattito sulla valorizzazione del borgo e sullo stimolo di nuove attività imprenditoriali, legate in particolare ai settori dell’artigianato e dei prodotti tipici. Ottima cosa, ovviamente; il limite è che se ne sia parlato soprattutto in termini auto-imprenditorialità. Viene da chiedersi: ma perché gli imprenditori “veri”, soprattutto quelli irpini, non investono sulle ricchezze ambientali e paesaggistiche della nostra provincia?
Spesso si parla e si dibatte di cultura ambientale. E se intellettuali come Arminio fanno la loro parte per costruire e diffondere la propria visione, Continua a leggere